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Pillole di Sport

di Adolfo Mollichelli

Adolfo Mollichelli
Giornalista,ha iniziato la sua attività al giornale " Roma " di Lauro.
Dal 1978 lavora al " Mattino ", dove ha ricoperto l'incarico di caposervizio agli interni,agli esteri e all'attualità.
Come inviato speciale,ha seguito il Napoli; la Nazionale Italiana in cinque Mondiali (da Italia '90 a Germaniz 2006) e in quattro Europei;le Olimpiadi di Sydney;nove finali di Champions League;il Posillipo di pallanuoto;la Carpisa di basket.
Opinionista di Radio Marte,ha due grandi passioni:gli scacchi e la lettura latinoamericana.


LETTERA APERTA
ad ALESSANDRO DEL PIERO

di Adolfo Mollichelli


Caro Alex, la tua stella brillerà per sempre.
Un raggio di luce come campione unico, ma soprattutto come persona: intelligente, sagace, ironico, elegante, mordace (a volte), educato (sempre).
Il tuo volto ha irradiato pulizia, candore di sentimenti ed una grande onesta' intellettuale.
Le tue parole, mai banali, lasciano intendere che la cultura ti appartiene.
In un calcio isterico come il nostro non sei mai andato oltre le righe.
Parli meglio di tanti politici ignoranti.
Vai sempre al nocciolo di ogni questione con brillantezza, perspicacia e modestia.
Ho avuto il piacere di conoscerti: io l'inviato di un giornale del Sud, tu il ragazzo di belle speranze e poi campione inimitabile di una squadra del Nord.
E fu subito simpatia reciproca.
Poi, con gli anni di frequentazione assidua, ci siamo stimati a vicenda.
Ancor prima che io mi schierassi apertamente per te ogni qual volta certa stampa partigiana (ed incompetente, quando ci vuole, ci vuole!) ti anteponeva un altro campione, in Nazionale e' accaduto quasi sempre.
Uno sguardo bastava per capirci.
Ti ho costretto ad una napoletanita' spontanea perché, tutto sommato, la tua intelligenza viva e' molto simile a quella dello scugnizzo.
Il nostro saluto ad ogni ritiro azzurro? Alessa' e tu ue' ue'.
E va bene che hai trascorso anni con i miei concittadini Ciro Ferrara e Fabio Cannavaro.
Mi aspettavo sempre qualcosa di speciale da te.
Non sul campo, troppo facile.
Ma nei colloqui o nelle conferenze stampa.
Quando a Duisburg ti sedesti e guardasti noi giornalisti negli occhi prima di rispondere alle nostre domande, ti lessi nello sguardo sereno ma fiero qualcosa di particolare.
Detti di gomito al collega che mi sedeva accanto e gli dissi: ora ci divertiamo.
E come un fiume che scorre ci arrivo' il palpito del tuo: "Mi sento come Achille sulla collina...".
Alcuni colleghi stranieri strabuzzarono gli occhi, chiedevano che cosa tu avessi voluto dire.
Da buon napoletano li presi in giro.
Dissi loro che era inutile andare a cercare negli archivi un calciatore di nome Achille.
Signori miei - esclamai - il nostro Del Piero e' un campione di un altro pianeta, anche con le parole.
Dalla collina di Duisburg scendesti e colpisti i crucchi a Dortmund, senza la furia del Pelide, bensì con la grazia di una farfalla.
E poi uno dei rigori decisivi a Berlino.
Fui felice per l'Italia del mio amico Lippi, naturalmente, e per te, il mio dieci.
Potesti deporre nella gerla dei brutti ricordi quelle due occasioni non colte nella finale europea di Rotterdam contro la Francia.
Quasi ti caricasti di tutti i mali azzurri perché la tua onesta' intellettuale, il tuo amore per il calcio, la tua immensa
professionalità non poteva far si' che tutto finisse magari con un sorriso un po' triste.
Sportivo autentico, ti meravigliasti quando il San Paolo fischio' Ferrara nella sua prima volta da bianconero a Napoli.
"Sinceramente, non me lo sarei mai aspettato" mi confidasti, perché per te ci sono sempre stati gli avversari e mai nemici.
Ecco, volevo ricordarti cosi', caro Alex, piu' che per le tue grandi imprese calcistiche.
A proposito, domenica 13 maggio mi sono commosso anch'io.
Una lacrima sul viso.
Indovina perché... Ciao Alex.

 
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